Frittura nella dieta, perché no?

Frittura nella dieta, perché no?
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In sintesi

Frittura nella dieta?… La risposta è SI! Saltuariamente e se si seguono le 5 regole di Marcello Spadone, proprietario e chef del ristorante La Bandiera.

 

Seguire una sana e corretta alimentazione vuol dire privazione? Assolutamente no, anzi il contrario! Significa anche regalarsi qualche concessione, come una frittura fatta a regola d’arte.

Sì, oggi parliamo di frittura. Anche perché a Carnevale friggere è il verbo più usato.

Ma come inserire un alimento fritto nella nostra dieta?

In primis ribadiamo, ancora una volta, un concetto fondamentale: dieta non vuol dire mangiare ogni giorno scrupolosamente cibo cotto a vapore e scondito; bensì è l’arte del mangiar sano, seguendo le indicazioni che la ricerca scientifica ci consiglia

Detto questo, sicuramente alcuni alimenti (verdure, cereali integrali, frutta secca oleosa e frutta fresca) dovrebbero essere presenti ogni giorno sulle nostre tavole; ma è giusto precisare che, nella piramide alimentare del mangiar sano, nessun cibo deve essere escluso.

Bisogna solo fare attenzione a tre aspetti: la quantità, la frequenza di consumo e la qualità. In pratica: un alimento considerato “non sano”, se viene consumato saltuariamente, se è realizzato con materie prime di qualità e se viene prodotto a regola d’arte, non deve essere cancellato dalla nostra tavola.

Non solo la scelta degli alimenti, ma anche la tecnica di cottura va presa in considerazione all’interno del nostro percorso di educazione alimentare.

Certo, le cotture a bassa temperatura sono le più sane e dovrebbero essere le più utilizzate.

La frittura non è tra le tecniche raccomandate ma, dal mio punto di vista, non deve essere demonizzata.

Anche perché, senza dimenticare il ruolo che il cibo ha sulla nostra salute, concedersi ogni tanto uno “sgarro”, uno “sfizio”, un’evasione, ha sicuramente un effetto benefico sulla nostra psiche…

Queste considerazioni mettono in evidenza anche un altro aspetto: bisogna tornare a considerare il cibo come un momento di gioia e di condivisione (Covid-19 permettendo).

Fare una dieta, come già detto, non significa mangiare solo petto di pollo, cucinare le verdure a vapore, ma anche concedersi qualche golosità.

Perché quelle calorie di troppo, assunte saltuariamente, non danneggiano la nostra salute e non ci fanno ingrassare, ma fanno star bene la nostra mente. Al contrario dannoso è il perdurare in uno stile di vita scorretto.

A questo aggiungo anche un altro fattore: il cibo è tradizione e cultura. Quindi, perché privarsi in questi giorni di Carnevale di alcune specialità della frittura?

Concediamoci allora qualche frappa, una castagnola, una cicerchiata!

Attenzione però alle quantità e al modo di friggere, che sia il più corretto possibile in modo da mandare salute e gusto a braccetto.

Come fare una “buona” frittura?

Vanno considerati due aspetti: l’elevato apporto calorico e la qualità dell’olio.

Per quel che concerne le calorie, mi spiego meglio: friggendo un alimento, questo può assorbire una quantità d’olio fino al 40% del suo peso; per cui ci può essere una differenza sostanziale in termini calorici sul prodotto finale: 200 gr di alimento possono assorbire da 30 a 80 gr. di olio.

Questo per dire che, se stiamo attenti alla modalità di frittura, essa non risulta così calorica come si può immaginare.

La qualità dell’olio utilizzato poi è molto importante in quanto le alte temperature mettono a dura prova la stabilità dell’olio stesso, che può andare incontro a ossidazione da cui si generano sostanze nocive per la nostra salute.

Importante dunque scegliere un olio che abbia un punto di fumo molto alto, in modo da ridurre al minimo il rischio di ossidazione.

Ecco, questi sono tutti aspetti che rendono un cibo fritto ottimale, gustoso e ‘salutare’!

La frittura nella dieta? La risposta è sì, saltuariamente e se si seguono le 5 regole di Marcello Spadone, proprietario e chef del ristorante La Bandiera (Civitella Casanova, Pescara)

  • Non adoperare mai sale prima, ma aggiungerlo sempre alla fine. Perché il sale fa uscire l’acqua fisiologica, che poi in frittura viene trattenuta e non evapora. Quindi non produce l’effetto “croccantezza” e inoltre trattiene più olio. In pratica se fai una cotoletta, mai salare prima la carne. Infatti poi la pastella si staccherebbe, perché il sale rende umida la superficie della cotoletta.
  • Utilizzare olio di semi di girasole ad alto contenuto oleico; oppure olio di arachidi, avendo la premura di non superare mai i 180 gradi. Ma neanche di far scendere la temperatura sotto i 165 gradi.
  • Per un fritto asciutto e croccante le verdure o il pesce devono essere freddissimi, in modo che avvenga uno shock termico.
  • L’olio utilizzato dopo alcune fritture va eliminato, in quanto oltre ad assorbire acqua, zuccheri e altre sostanze, con la prolungata temperatura si può trasformare in grassi non buoni per l’organismo.
  • Io prediligo utilizzare sempre, solo per la frittura, farina di granito tenero 00.

 

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About Redazione

Studio di Nutrizione Applicata Dott. Claudio Patacca - Biologo Nutrizionista, Dottore in Scienze Motorie e Sportive. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi Albo Sezione A Num. iscrizione AA_066433.